Test delle intolleranze alimentari

COSA SONO, IN BREVE

Le intolleranze alimentari, da non confondersi con le allergie, sono reazioni molto diffuse di ipersensibilità in seguito all’ assunzione di alcuni alimenti, che possono variare da persona a persona. L’ infiammazione che ne deriva è per lo più legata ad un valore-soglia: i sintomi dell’ intolleranza compaiono per lo più quando si esagera con gli alimenti che recano disagio, sia in quantità che nel tempo.

Le sostanze infiammanti prodotte non rimangono solo a livello del tratto gastrointestinale, ma sono diffuse in circolo, dando luogo a fenomeni in molti altri organi e tessuti e a moltissimi sintomi: mal di testa di vario genere, irritabilità, depressione, insonnia, vertigini, ipertensione, tachicardia, crampi, dismetabolismo, sovrappeso, disfunzioni della tiroide, cistiti, candidosi, gastriti, colon irritabile, costipazione, diarrea, dispepsie (gonfiori addominali), afte, artriti, artrosi, dolori muscolari, mialgie, pelle secca, dermatiti, orticarie, acne e molti altri sintomi di origine immunoflogistica.

Non è facile individuare l’intolleranza alimentare, perché non rilevabile dai comuni test per le allergie (Prick, Rast, Pach Test), difatti ad oggi le uniche intolleranze alimentari rilevabili con metodi scientifici riconosciuti dalla Medicina sono al glutine e al latte (proteine del latte, lattosio).

Esistono per contro molti tipi di test non convenzionali che aiutano nel rilevare eventuali ipersensibilità e nell’ orientarsi sul tipo di cibo che ci può disturbare: noi proponiamo il test bioenergetico EAV (elettroagopuntura secondo Voll) e un percorso personalizzato per poter gestire una corretta alimentazione, eliminare intolleranze in corso e imparare una buona strategia in tavola per non ricaderci più!

Approfondimento

Le intolleranze o ipersensibilità alimentari: tra scienza e medicine non convenzionali

Il primo concetto da esprimere, di grande importanza, è che allergia alimentare e intolleranza alimentare sono due fenomeni di natura diversa.

Nel caso delle allergie si ha una risposta dell’organismo ben precisa e misurabile a livello del sistema immunitario: attivazione delle immunoglobuline e dei mastociti, verificabile tramite esami scientifici specifici convenzionali:

  • Prist Test, che si effettua con un prelievo del sangue e conta le immunoglobuline E. E’ un test non specifico perché non dice a quale sostanza la persona è allergica, ma solo se c’è o meno allergia.
  • Rast Test, che si effettua con un prelievo del sangue e conta le immunoglobuline, stavolta collegandole a sostanze particolari: viene assegnato un codice (+, ++, +++, ++++) in base alla gravità dell’ allergia.
  • Prick test: si effettua praticando dei piccoli graffietti sull’ avambraccio e si deposita una goccia di liquido che contiene la sostanza possibilmente allergizzante. Serve a identificare reazioni dipendenti solamente della IgE. Si ha infatti una reazione locale di arrossamento e gonfiore.
  • Prick by prick: la modalità è la stessa del prick test, solo che si usano alimenti freschi.
  • Prove di scatenamento: si somministrano dosi crescenti dell’alimento sospetto di creare allergia e un sanitario valuta se nel giro di minuti si ha reazione allergica. Se non avviene nessuna reazione, si invita il paziente a tornare a casa e comunicare eventuali sintomi successivi. E’ molto utile per comprendere se ci sono delle allergie immediate.

Per quanto riguarda le intolleranze alimentari, si parla invece di ipersensibilità: non c’ è dunque reazione allergica. E’ un fenomeno del quale si discute piuttosto di recente (qualche decina d’ anni) e molti allergologi “di scuola” non lo riconoscono ancora proprio perché non si possono misurare i parametri IgE e mastociti con conseguente rilascio di istamina, essendo invece la reazione dell’ organismo ai cibi che creano intolleranza di tipo non immuno-mediata, ma capace di creare comunque infiammazione sia a livello intestinale che a distanza, in altri distretti dell’ organismo.

Negli ultimi anni sempre più medici si stanno aprendo invece all’ idea di intolleranza alimentare tanto che in molti convegni già dal 1990 (Utrech) ed editoriali medici (ad esempio Kaplan: “Non allergic allergies, cytokine networks, & welcome to San Francisco”) si parla di “Hypersensitivity e Food Intollerance”.

L’ infiammazione dovuta a intolleranze alimentari può creare tutta una serie di disturbi fisici: mal di testa di vario genere, irritabilità, depressione, insonnia, vertigini, ipertensione, tachicardia, crampi, dismetabolismo, sovrappeso, disfunzioni della tiroide, cistiti, candidosi, gastriti, colon irritabile, costipazione, diarrea, dispepsie (gonfiori addominali), afte, artriti, artrosi, dolori muscolari, mialgie, pelle secca, dermatiti, orticarie, acne e molti altri sintomi di origine immunoflogistica.

Purtroppo questo “surriscaldamento” non rimane solo a livello del tratto gastrointestinale, ma le sostanze infiammanti prodotte (istamina e similari e cellule immunitarie dotate di memoria) sono diffuse in circolo, dando luogo appunto a fenomeni in molti altri organi e tessuti (pelle, polmoni, articolazioni…).

In questi casi c’è un vero e proprio “allargamento” delle griglie di difesa dell’ intestino, che agisce in genere come un setaccio, ma se è infiammato la sua mucosa lascia passare molecole grandi e indigerite che vengono riconosciute come “estranee” e creano sensibilizzazioni.

L’intolleranza alimentare è legata alla quantità di alimento assunto: si tratta di una specie di “avvelenamento” che è di fatto molto lento e deve arrivare ad una soglia, talora i sintomi appaiono anche dopo ore o giorni dall’ introduzione dell’ alimento. Questo rende difficile l’individuazione delle sostanze responsabili dell’intolleranza alimentare.

Facciamo un esempio pratico: sono intollerante a latte e derivati. Se mangio una briosche al latte, non ho per lo più alcun sintomo. Tuttavia, se mangio in maniera continuativa, giorno per giorno e più volte al giorno, ad esempio cappuccino, formaggio, una torta, cioccolato: i sintomi si presentano nel volgere di qualche tempo. Se poi ho delle reali allergie, queste si sommano alle intolleranze e fanno in modo di arrivare molto più velocemente al livello di soglia.

L’INTOLLERANZA NON E’ LEGATA NECESSARIAMENTE A CATTIVA DIGESTIONE

La lentezza digestiva dipende da fattori metabolici, dalla secrezione dei succhi gastrici, e non necessariamente dalle ipersensibilità. Viceversa, si può essere intolleranti a cibi che si digeriscono benissimo.

FATTORI DI SCATENAMENTO DELL’ INTOLLERANZA ALIMENTARE:

  • produzione nel corpo di radicali liberi
  • consumo di cibi naturalmente ricchi di istamina:tra la frutta: pesche, prugne, albicocche, ciliegie, fragole, frutti di bosco, ananas, agrumi,banana; tra la verdura: pomodori, spinaci e funghi; carni conservate: salumi e insaccati, paté, carni in scatola; formaggi, tutti ma in particolare: Emmental, Roquefort, Camembert, Parmigiano, Gorgonzola, fontina, taleggio; tra i pesci: sgombro, tonno, acciughe, aringhe,sardine, salmone affumicato; crostacei e molluschi, ma in particolare gamberetti, gamberi, aragoste, granchi, cozze, vongole, ostriche; bevande: vino, birra, superalcolici; altri alimenti: cioccolato, miele, dadi o granulati da brodo, prodotti lievitati (peggio se caldi)
  • condizioni genetiche (familiarità)
  • enteriti, diarree e gastroenteriti infantili
  • terapie cortisoniche, antibiotiche e antinfiammatorie prolungate
  • parassiti intestinali, vermi e candida, infezioni virali
  • interventi chirurgici
  • stress emotivo
  • distrurbi digestivi, in particolare pancreatici
  • presenza di un’ intolleranza primaria non curata, che scatena reazioni ad altri cibi

COME SCOPRO SE SONO INTOLLERANTE?

I test convenzionali sopracitati per le allergie sono spesso inefficaci per scoprire eventuali intolleranze, proprio perché, come abbiamo spiegato prima, sono finalizzati alla ricerca di IgE e mastociti.

Gli unici test attualmente convenzionali e riconosciuti dalla comunità scientifica rilevano solo intolleranze al glutine e al latte (lattosio, proteine del latte).

E per tutti gli altri alimenti, come possiamo fare?

Esistono molti test, tutti non convenzionali, ovvero non ancora verificati (“Unproven Test”) e per questo tanto discussi e controversi, che però per esperienza diretta di moltissime persone sono utili al fine di trovare ipersensibilità alimentari, e la prova del 9 è il la sensazione di benessere che deriva dal seguirne le indicazioni.

Tutti i test, anche quelli del sangue effettuati in laboratorio, a parte quelli delle allergie citati più su e la rilevazione di glutine e latte, sono test non convenzionali, e quindi anche non ricettabili:

  • Analisi del sangue tip SLT- Elisa test, CAP, FAST, Phadezym, test di proliferazione linfocitaria (Kondo),
  • Metodi di kinesiologia e test DRI: si basano sul meccanismo riflesso del muscolo e sulla variazione di forza muscolare (ovvero sua caduta) in presenza di ipersensibilità alimentare
  • Test del capello
  • Test del digiuno e del sovraccarico: difficile da proporre in generale, ma simile al test di eliminazione e scatenamento
  • Test citotossico (molto diffuso): è quello che si trova spesso nei kit acquistabili in farmacia o che si fa presso laboratori in ospedale: si preleva il sangue del paziente e lo si mette a confronto con una serie di sostanze alimentari; un osservatore, al microscopio, sancisce quattro livelli di intolleranza stabilendo il livello di rigonfiamento dei granulociti: “lieve”,“ discreto”, “notevole”, “rottura”
  • Riflessi del polso tipo test di Coca o Nogier: dopo aver assunto l’ alimento sospetto di creare intolleranza, si valutano variazioni di pressione o battiti cardiaci.
  • Test bioenergetici di elettroagopuntura, uno dei quali (EAV) è quello che proponiamo noi. Altri simili: Vega, Sarm, Mora.

Un apparecchio misura sui punti di agopuntura della mano che corrispondono al tratto gastrointestinale le variazioni di potenziale elettrico del punto stesso. L’ apparecchio è un circuito che mette in risonanza le frequenze degli alimenti con l’ organismo umano, dando un’idea circa la possibile presenza di intolleranze alimentari.

L’EAV (elettroagopuntura secondo Voll) è un metodo messo a punto dal medico Dr. Reinhold Voll (1909- 1989) che si basa sulla dimostrazione oggettiva dell’ esistenza dei punti e meridiani di agopuntura cinese, riscattando questa antica arte dallo scetticismo generale. Sempre più medici occidentali praticano l’agopuntura nella terapia del dolore e in molte altre patologie con gran successo: attenzione però, solo il medico può praticare l’agopuntura!

Nel caso dell’elettroagopuntura, non c’è assolutamente inserimento di aghi e non si sente alcun fastidio, se non una lieve pressione di un puntale sul dito medio.

Il test può essere fatto da chiunque, a parte per estrema precauzione: donne in gravidanza e portatori di pacemaker.

Informiamo che il test eseguito nel nostro negozio valuta la sola funzionalità energetica di organi e meridiani secondo i principi di Agopuntura cinese e pertanto NON deve essere considerato in nessun caso un ESAME DIAGNOSTICO DI VALORE MEDICO.

Ogni alimento viene messo in relazione con l’organismo e si valuta quali alimenti danno più o meno disagio, organizzando una strategia alimentare personalizzata atta a favorire lo stato di benessere generale.

Purtroppo, come nel test citotossico, i metodi bioenergetici possono segnalare inizialmente molti falsi positivi (ovvero parecchie intolleranze iniziali “non veritiere”), soprattutto quando la persona ha una alimentazione molto scorretta o è molto infiammata in generale: per questo è utile ripetere il test in un secondo momento, dopo aver mantenuto una buona alimentazione variata per un periodo di circa un mese e con alimenti sani. In questo modo, il risultato è decisamente più attendibile e si imposta un percorso personalizzato, potendo essere seguiti in tutte le fasi.

STOP ALLE INTOLLERANZE ALIMENTARI: SI PUO’!

Dopo aver determinato quali intolleranze infastidiscono la persona, si organizza un percorso alimentare in grado di ridurre nel tempo gli alimenti che creano ipersensibilità. In genere, nel giro di qualche mese, il numero delle intolleranze si restringe, lasciando spesso solo la “intolleranza madre”, quella che ha davvero scatenato il disagio e per lo più la più antica. Nel tempo, si combatte anche l’intolleranza madre.

Lo scopo non è di rinunciare per sempre ai cibi che creano ipersensibilità, ma di responsabilizzare la persona ad organizzare una dieta in cui gli alimenti a rischio siano introdotti a rotazione e con qualche giorno di attenzione alimentare (non assunzione per qualche giorno a settimana).

Oltre ad una corretta alimentazione, può accelerare il processo di benessere l’ assunzione di integratori mirati ai bisogni della persona, se necessario.

In generale, la regola per non incorrere più (o mai!) in intolleranze è:

VARIARE MOLTO L’ ALIMENTAZIONE, NON ASSUMERE MAI TUTTI I GIORNI LO STESSO CIBO, MA ALTERNARE I VARI ALIMENTI, MANGIARE SANO E IL PIU’ POSSIBILE NATURALE E FRESCO!